E? chiaro che la particolarità della situazione italiana di oggi è lo scollamento tra i partiti della cosiddetta sinistra radicale e le lotte del movimento, e che ha avuto la sua manifestazione più clamorosa nel fallimento della contromanifestazione di Piazza del Popolo. Non è, però, altrettanto immediatamente percepibile che si tratta di un?occasione rara, che non bisogna assolutamente lasciarsi sfuggire. I dirigenti sconfitti cercheranno al più presto di recuperare credibilità, e, se questo sarà arduo per Giordano, Diliberto e Pecoraro Scanio, non sarà difficile trovare un esponente, politico o sindacale, non troppo compromesso, al quale daranno piena licenza di critica e di dissidenza, col compito di riportare, nei tempi medi, le masse all?ovile. Ci sono molti esempi di questi ?pifferai magici?. Basti pensare al Cofferati di qualche anno fa: illuse per un certo periodo i lavoratori, si scoperchiarono persino le tombe e riapparvero personaggi che avevano lasciato la politica da vent?anni. Molte fantasie sulla costruzione del ?Partito del lavoro?, gigantesche manifestazioni di piazza e affollati comizi, ma la rabbia dei lavoratori fu sviata, e la condizione favorevole per travolgere il governo Berlusconi andò perduta.
Il giusto ostracismo che si deve dare agli esponenti governativi, anche a quelli mascherati da antagonisti, ovviamente non tocca quegli iscritti di questi partiti, che dissentono dall?atteggiamento superopportunistico dei loro dirigenti.
Oggi c?è l?occasione di riuscire ad esprimere l?opposizione che sale dal paese, che si manifesta più spesso in militanti di base che partono da problemi sociali urgenti, ancor più che nelle direzioni fortemente politicizzate dei gruppi. Si può partire dalla questione della lotta contro le basi, perché è un nodo fondamentale: qui confluiscono le esigenze di lotta contro l?imperialismo, quelle della difesa del territorio e della salute pubblica contro il dilagare dei finanziamenti per gli armamenti a danno di pensioni e spesa sociale, e persino quella della difesa del patrimonio artistico.
La chiusura di basi, che gli USA avevano ottenuto dopo l?11 settembre nell?Asia ex sovietica, è stata un effetto della riacquisita potenza della Russia, ed è stata decisa dai governi, mentre la lotta contro le basi in Italia nasce direttamente da esigenze popolari.
Ci si potrebbe chiedere: fin dai primi tempi della guerra fredda ci sono state manifestazioni contro le basi, i partiti di sinistra portavano in piazza grandi folle, che gridavano: ?Fuori l?Italia dalla Nato?. Non si ottenne molto. Quale fatto nuovo permetterebbe questa volta di ottenere un risultato importante? Il fatto nuovo c?è, perché un?intera città, o almeno la sua parte più combattiva, si è organizzata per un?opposizione permanente. L?esempio di Vicenza è significativo, e la ricchezza delle iniziative ne è la prova.
Chi è legato a un?interpretazione formale del marxismo, obietterà che si tratta di un?iniziativa interclassista. E? vero, ma bisogna chiedersi se farà avanzare o arretrare la causa dei lavoratori. I movimenti studenteschi del ?68 non erano certo proletari, ma in Francia e in Italia costituirono il detonatore per gigantesche lotte operaie. Come si può pensare che, dopo decenni di opportunismo e di manovre pompieristiche della presunta sinistra, possa apparire all?improvviso una manifestazione di classe allo stato puro, come una nuova Minerva, uscita dal cervello di Giove perfettamente armata, con lancia, scudo ed elmo? Dobbiamo invece rallegrarsi del fatto che a Vicenza non ha prevalso lo spirito filisteo e mercantile. Hanno rifiutato di vendere la loro città, si sono ribellati, hanno gridato che ci sono cose più importanti del denaro e della supina acquiescenza filistea.
La storia del movimento operaio ci dice che in politica contano soprattutto due forze: quella organizzata dello stato (esercito, polizia, burocrazia, ecc.) e quella disorganizzata delle masse popolari. Se queste ultime riescono a darsi qualche forma di organizzazione, ecco che sorgono forme di contropotere. Non si sta parlando di rivoluzione, o di soviet, ma di un?opposizione sociale che può impedire al governo di fare quel che vuole.
Non si può parlare di politica in senso stretto, se non sono in movimento grandi masse. Un piccolo gruppo di poche centinaia di persone, anche se elabora posizioni di grande valore teorico, sarà inevitabilmente messo in disparte, se non riesce a collegarsi alle masse. Marx diceva che la teoria si trasforma in forza materiale non appena penetra tra le masse. Questo non è possibile, però, se si cerca di introdurre dall?esterno contenuti e parole d?ordine estranee alle masse stesse.
Nei rapporti col movimento, bisogna dimostrare grande cautela, e nello stesso tempo grande franchezza. Franchezza perché non ci devono essere riserve mentali, e non bisogna tacere quando si pensa che si commettano degli errori; cautela perché si tratta di movimenti sorti da esigenze reali che, se hanno dimostrato di non volersi fare strumentalizzare da elementi filogovernativi e da manovre elettoralistiche, neppure vogliono essere i passivi portatori di parole d?ordine di piccoli gruppi radicali, pur forniti delle migliori intenzioni. Nella lotta alle basi, l?esigenza antimperialistica è già insita nella radice stessa del movimento, e sarebbe sbagliato cercare di indirizzarla in modo unilaterale, ad es. soltanto contro la politica americana, come se il nostro non fosse un paese imperialista fin dalla fine dell?ottocento. Da tempo, perciò, il sano istinto della massa si è rivolto contro il governo Prodi, le sue menzogne, il tentativo di scaricare su altri, sulle amministrazioni locali, sul governo precedente o sugli organismi internazionali le proprie responsabilità.
Lungi dall?esperire forzature nei confronti dei movimenti, dobbiamo renderci conto degli enormi benefici, per i lavoratori e le masse sfruttate, di una eventuale vittoria di queste campagne. Se, per esempio, la costruzione della base a Vicenza risultasse impossibile per l?opposizione popolare, i risultati sarebbero enormi:
sarebbe uno smacco e uno smascheramento per l?imperialismo americano e per quello di casa nostra. Ciò avrebbe una risonanza internazionale, e darebbe nuovo fiato a chi, in altri paesi, conduce lotte analoghe;
sarebbe una sconfessione della diplomazia segreta, per cui gli accordi sono presi, non solo sulla testa della gente, ma persino su quella dei parlamentari, e una rottura con la prassi che vuole i cittadini ridotti a sudditi, con la scusa che le decisioni sono state prese altrove, dalla burocrazia europea, dalla Nato, dai G8, ecc;
riaprirebbe la via a forme di agibilità politica, e romperebbe la catena di omertà che accomuna settori dell?informazione televisiva e grande stampa, con poche lodevoli eccezioni;
porterebbe una nuova fiducia nella solidarietà, dopo decenni nei quali si è cercato di distruggerla con la xenofobia, il razzismo, le guerre tra poveri, il culto del localismo.
I gruppi di estrema sinistra, hanno compiti importanti: far cadere subito, sulla base dei fatti, l?illusione, che può ripresentarsi, che si possono ottenere seri risultati privilegiando la trattativa sulla lotta. Senza lotta, ogni trattativa diventa una pura perdita di tempo. E? altrettanto importante difendere il movimento dalle accuse e dalle calunnie della stampa borghese, e delle televisioni di regime. Presentare al movimento i vantaggi che potrebbe avere se coordinasse maggiormente le sue attività locali e si desse una direzione nazionale, ovviamente non burocratica. Sarebbe invece estremamente negativo se, nel movimento, cercassero soprattutto il proselitismo.
Qualcuno potrebbe pensare che quella contro le basi sia soltanto uno dei tanti aspetti secondari della lotta, che ora bisogna concentrarsi sulle pensioni, sul TFR, e via dicendo. Ma le questioni sono indissolubilmente legate. Come è possibile destinare una parte cospicua della spesa pubblica alla spesa sociale se la finanziaria concede al settore militare oltre 20 miliardi di euro? La spesa per gli armamenti agisce come una gigantesca idrovora che aspira i soldi destinati ai salari, alle pensioni, alla sanità, alla scuola, alla ricerca scientifica, alla sicurezza sociale.
Alla spesa militare si aggiunge quella per le opere faraoniche (Tav, Mose,ecc.). Il miglioramento della rete ferroviaria e stradale con piccoli interventi, la manutenzione attenta degli argini dei fiumi, i lavori per impedire le frane e il dissesto del territorio, non danno profitti. Il capitale si rivolge invece alle opere monumentali, finanziate dallo stato con i nostri soldi, distruttive dell?ambiente e fondamentalmente inutili. Nonostante questi finanziamenti pubblici, la chiamano iniziativa privata, ma lo è allo stesso titolo del borseggio o della rapina.
I lavoratori non devono considerare queste campagne in termini di pura solidarietà, ma come autentiche loro lotte. Alla maturità del movimento operaio, cioè al passaggio dalla rivendicazione puramente tradunionistica a quella politica, si può arrivare attraverso varie strade: quella della lotta a livello nazionale, e, se è possibile, internazionale, per la riduzione dell?orario di lavoro per legge, con uno sciopero generalizzato per la difesa delle pensioni, con una campagna generalizzata per ottenere parità di condizioni per gli immigrati, ecc. Non possiamo, però, scegliere a piacere il terreno su cui condurre la lotta, prescindendo dagli sviluppi reali. Occorre portare al massimo sviluppo i conflitti già esistenti, perché una lotta vittoriosa in un settore importante ha delle ricadute anche in altri campi, ed è uno sprone per nuove lotte.
Rosa Luxemburg ci ha insegnato che la forza del movimento operaio non si deve giudicare da risultati elettorali o dal numero degli iscritti ai sindacati, ma dalla comprensione delle nuove forme di lotta e dalla capacità di adeguarsi alle nuove esigenze di queste lotte. E che i comunisti possono insegnare qualcosa alle masse soltanto se, a loro volta, con grande modestia, sanno imparare da queste.
27 giugno 2007